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Blog entry by Alessandro Giovanazzi

La gestione (sana) degli appalti

Mi capita spesso di parlare con amici di un grosso problema salariale. Mi raccontano l'esperienza loro, o di persone che conoscono direttamente, relativa ad aziende/cooperative che lavorano facendo appalti con realtà pubbliche.

In molti casi si parla di servizi legati al mondo sanitario e/o sociale; quindi dall'infermieristica, al supporto di minori, fino all'assistenza di disabili.

In molti casi mi raccontano di appalti vinti dalle rispettive realtà con ribassi fortissimi. Un vero dumping pur di ottenere l'agognato appalto pubblico.

Ne consegue che, queste stesse realtà, pur di farcela, assumono personale a salari bassissimi, se non inesistenti e con turni di lavoro non di rado massacranti. L'esatto contrario di quanto ci si dovrebbe aspettare in un contesto pubblico (pur in appalto).

Di fatto queste realtà comprimono la voce di spesa salariale dei loro dipendenti (quando lo sono!) approfittando del fatto che in Italia le persone hanno disperatamente bisogno di lavorare.

Mi chiedo se lo stato non possa imporre, per legge, dei vincoli obbligatori legati al benessere (economico e psicofisico) dei dipendenti per poter accedere agli appalti pubblici.

Esistono già? Se esistono perchè non funzionano? Se non esistono perchè nessuno fa nulla?

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